La Generazione Z inizia la rivoluzione su TikTok e lancia una nuova challenge contro il fast fashion e lo shopping compulsivo.
Le nuove generazioni stanno sviluppando una sensibilità spiccata su temi delicati come diritti civili e protezione dell’ambiente. È risaputo ormai che uno dei motori dell’inquinamento risiede nell’industria tessile e nelle sue degenerazioni. Tra queste figura sicuramente il fast fashion e lo shopping compulsivo, tipico delle classi – per così dire – occidentali borghesi. Il passato benessere che caratterizzava l’esistenza delle civiltà moderne ha implicato un mutamento della forma mentis.

I nostri nonni compravano il necessario. Difficilmente una persona contava due o tre capi uguali nel proprio guardaroba. Oggi, al contrario, moltissimi cittadini possiedono quattro paia di jeans diversi, tre giacche, infinite paia di scarpe e borse, dieci camicie e così via. Con questo non si vuole delegittimare lo sfizio, il desiderio di fare shopping di tanto in tanto. È innegabile però che spesso la tendenza sia di sfociare nell’abuso di questa banale pratica quotidiana.
La Generazione Z, consapevole delle potenziali conseguenze del fast fashion, ha lanciato una nuova challenge su TikTok. Ci avevano già provato qualche anno fa, ma fallirono miseramente. Nel 2025 è, invece, diventata virale. Questo rappresenta un importante segnale: qualcosa sta cambiando.
TikTok contro lo shopping compulsivo, la nuova challenge è virale
Un fenomeno virale che si divide in due obiettivi principali: il deinfluencing e l’underconsumption core. Il primo termine è chiaro ed invita a riflettere sugli acquisti: se siano effettivamente necessari o se sia stata un’influencer ad aver alterato la percezione del prodotto, descrivendolo come irrinunciabile. Il secondo invece si riferisce al desiderio di vivere una vita minimalista, non comprando nessun capo di abbigliamento per un anno intero.

Si tratta ovviamente di indicazioni che vanno modulate sulla base del singolo individuo. Ergo: se un pantalone si rompe, potete ricomprarlo. Al contempo sensibilizza gli utenti sul tema, cercando di far acquisire loro una maggiore padronanza di pensiero ed azione. La nuova challenge è stata battezzata No Buy Challenge ed ha visto la nascita dei suoi derivati, come la Buy Low. Quest’ultima è una versione più moderata, che invita semplicemente al risparmio.
Lo scopo risiede nel ridimensionamento della richiesta e, di conseguenza, nella limitazione obbligata dell’offerta. Un effetto domino che implicherebbe la riduzione delle emissioni dell’industria tessile e quindi un contributo per la salvaguardia del Pianeta. Dopotutto, abbiamo tutto ciò che ci serve, solo che al momento non siamo in grado di apprezzarlo.