Amazon è visto come un colosso infallibile, un’azienda in grado di ottenere successo in qualsiasi campo, ma a quanto pare non è così: le dichiarazioni del dirigente svelano una realtà ben diversa da quella che si percepisce all’esterno.
Data la centralità che Amazon ha assunto nella vita di tutti e nell’economia dei Paesi in cui decide di investire, appare scontato pensare che il business creato da Jeff Bezos sia più solido che mai e che il colosso dell’e-commerce sia una delle aziende di maggior successo del pianeta.

I dati finanziari dimostrano che i profitti sono in crescita a livello globale e che il ruolo di leader dei markeplace non è stato intaccato nemmeno dall’ingresso prepotente delle piattaforme di e-commerce cinesi come Temu e Alibaba, quantomeno per quanto riguarda il mercato occidentale.
Eppure non tutto è oro ciò che luccica e ci sono alcuni settori in cui la compagnia americana ha fallito in maniera anche fragorosa i propri obiettivi. A svelarlo è stato uno dei dirigenti dell’azienda in un post pubblicato sul proprio profilo Linkedin, nel quale ha parlato degli obiettivi prefissati e di come, nonostante i forti investimenti, siano stati mancati.
Il fallimento più grosso di Amazon: “Abbiamo sottovalutato il potere delle abitudini”
Il settore a cui stiamo facendo riferimento è quello del gaming. Amazon è entrato inizialmente per vie traverse in questo mercato, grazie al successo improvviso e non del tutto aspettato di Twitch. Nel giro di qualche anno la piattaforma di streaming ha guadagnato una popolarità planetaria, ospitando principalmente streamer che si occupano di mostrare gameplay di videogiochi.

La crescente popolarità ha spinto Amazon a credere di poter recitare un ruolo da protagonista anche come produttrice di hardware e di software nel mercato videoludico. Per questo motivo sono stati investiti fondi ingenti sia per la produzione di videogiochi che per il lancio di Amazon Luna, un servizio in abbonamento in stile Game Pass e Google Stadia e che potesse essere un concorrente di Steam.
Il problema è che nessun videogiocatore si è dimostrato realmente interessato al servizio e che nel giro di qualche anno il progetto è sparito dai radar (sebbene sia ancora attivo e sottoscrivibile). Parlando di quanto accaduto, il vicepresidente di Amazon Prime Gaming Ethan Evans ha ammesso che la loro strategia è stata totalmente fallimentare: “Abbiamo sottovalutato il potere delle abitudini degli utenti. Non abbiamo mai convalidato le nostre ipotesi di base prima di investire pesantemente nelle soluzioni”.
L’incapacità di Amazon di entrare con forza nel settore videoludico ha dimostrato secondo Evans che il blasone e la forza economica non sono sufficienti se non supportati da una visione d’insieme chiara e da un’idea davvero vincente: “Solo perché siete abbastanza grandi da costruire qualcosa, non significa che la gente lo userà”.